Motivazioni

Viviamo in una civilitá che é completamente incentrata sul concetto di crescita economica. La parola “crescita” evoca realtá positive nella nostra immaginazione: i bambini crescrono, le piante, gli uccelli. Tuttavia la crescita su cui le nostre esistenze sono fondate é un meccanismo che divora risorse e rovina vite, umane e non-umane, al solo fine di generare un continuo flusso di beni di cui non abbiamo bisogno. Il nostro modello di sviluppo ruba, saccheggia e devasta. La desolazione che lascia la chiamiamo crescita. Tutto ció che fa girare denaro é bene per la crescita del nostro sistema economico e quindi deve essere un bene anche per noi. Tutto ció che non fa girare denaro é peggio di essere dannoso: semplicemente non esiste.

Questa crescita economica ci ha rinchiuso in un mondo artificiale, in cui l’uomo controlla tutto. Trascorriamo la gran parte delle nostre esistenze in celle in cemento armato (case, uffici, scuole) e in celle in metallo (auto, treni, metropolitane). Ció che é peggio é che non abbiamo neanche piú la capacitá di immaginarci una vita diversa. Mentre un detenuto di un carcere non vede l’ora di uscire dalla sua cella, l’aspirazione piú alta dell’uomo moderno é quella di diventare proprietario delle celle in cui vive (macchina, casa, ufficio). Non si pensa ad evaderle, ma a possederle. Non si pensa ad evaderle perché non si ha neanche il sospetto che una fuga sia possibile o che porti qualcosa di buono. L’uomo moderno metropolitano vuole solo essere il padrone delle sue celle, e nel riuscirci ci vede la sua libertá. La sua idea di libertá é indiscindibile dai concetti di possesso e dominio. Puó sentirsi libero solo se ha l’esclusivitá d’uso (o di consumo) di un bene materiale. Respira libertá solo quando vi é qualcuno al di sotto di lui, in una condizione meno privilegiata. La sua aspirazione al possesso delel celle in cui vive include il dominio sopra i suoi compagni di cella. Anzi il riconoscimento del suo potere, e quindi del suo ego, é per lui la forma piú evoluta di libertá. Come un prigioniero che tiranneggiando i suoi compagni di cella, rende la loro prigionia ancora piú angusta, e per questo riesce a sentirsi un poco piú libero. Un prigioniero che vede la sua libertá nel potere di ridurre ulterioremente la libertá di altri esseri sfortunati come lui, dimentico di un intero universo che esiste oltre le sbarre della sua finestra. Anche se la porta un giorno si aprisse, non oserebbe lasciare  il suo piccolo impero, per una libertá in cui lui non sia padrone di nulla e di nessuno.

La violenza che compiamo sulle nostre anime é naturalmente causa di sconfinate violenze nei confronti dell universo circostante, con tutte le creature, umane e non, incluse. Facciamo uso della Creazione con la licenziosa arroganza di chi non nutre dubbi alcuni su chi ne sia il padrone assoluto. Non solo infatti ci serviamo della Creazione senza alcuna inibizione, ma il nostro perverso modello di sviluppo guarda ad ogni sfruttamento della Natura che non é totale come ad una fonte di inefficienza. In fondo alla nostra coscienza siamo convinti che la Natura esista affinche noi possiamo servicerne e che sia lecito fare di essa ogni uso per aumentare indefinitamente il nostro benessere materiale. Siamo pronti a deturpare la Natura, se possiamo possedere o divertirci un poco di piú. Le Bellezze della Natura sono certamente sacrificabili per il nostro successo e il compiacimento del nostro Ego. E poi le Bellezze della Natura non hanno un proprietario, non hanno una polizza assicurativa, né un codice a barre, né un prezzo: quindi non hanno neanche un valore materiale. Hanno giusto un valore affettivo, ma poiché si tratta di un valore affettivo di tutti, non é un valore affettivo di nessuno e quindi non ha neanche quello piú.

Distruggiamo delle meraviglie che sono disponibili a tutti, per creare dei beni inutili con disponibilitá limitata e fruibili solo tramite carta di credito. Possediamo molto di piú di quello di cui necessitiamo, eppure rappresentiamo una civiltá della penuria, perché il valore che diamo alle cose dipende dalla loro scarsezza: ció che esiste in abbondanza per tutti non ha valore. Vale ció che solo pochi possono permettersi. Ció che infatti esiste in abbondanza non puó essere venduto, mentre ció che é dispondibile in modo limitato puó far crescere l’economia. Cosí abbiamo applicato anche alle nostre anime le regole di mercato.

Il sistema imprigiona le nostre esistenze nella crescita indefinita tramite due catene: una catena per la mente e una catena per il corpo.

La catena con cui il sistema imprigiona la mente é costituita dall’indottrinamento che riceviamo sin da bambini. Per tutta la nostra esistenza siamo sottoposti ad una raffica continua di messaggi che hanno lo stesso contenuto „la felicitá é data dall’affermazione del proprio Ego tramite le attivitá produzione e dal consumo “. Impariamo a scuola ad essere apprezzati per quello che sappiamo produrre e non per quello che siamo, per la nostra capacitá di uniformarci ad un sistema imposto dall alto e non per la nostra capacitá di pensare. La felicitá si puó avere solo se mostriamo al mondo l’eccezionalitá del nostro Ego, solo se „lasciamo un segno“ della nostra unicitá. E questo segno puó lasciarsi se abbiamo successo e il successo si ha quando gli altri sono pronti a pagare ció che produciamo. Il sistema é generoso abbastanza da permettere il successo e l’affermazione dell’Ego anche e soprattutto a chi consuma, a chi cioé ripone il senso dell esistenza nel consumo di beni superflui.

freemindQuesta catena puó essere rotta da soli, realizzando che tutto ció é non necessario, che l’esistenza di un nostro ego distinto dal resto dell universo é cosa dubbia o comunque marginale, e che il senso della vita nulla ha a che vedere con la produzione, il consumo e il successo che se ne deriva. Questa catena deve essere rotta da soli, perché la cooperazione con altri non porta molti frutti su questo fronte.

Diversamente i ceppi con cui il sistema lega i nostri corpi alla crescita economica possono essere spezzati con la cooperazione con gli altri in modo molto piú facile ed proprio da qui che nasce Wild Oranges. Il sistema ci tiene legati ad esso imponendoci di usare la moneta per soddisfare i nostri bisogni vitali: cibo, acqua e casa. La speculazione economica su questi beni é una cosa tanto subdola quanto pericolosa. Perché anche quando si liberi nella mente, si é sempre inevitabilmente costretti a far parte della macchina consumista, se si vuole semplicemente continuare a sopravvivere. Cercare di rompere questa catena da soli é anche possibile ma é altamente impegnativo. La cooperazione con altre persone che abbiano lo stesso intento la puó semplificare significativamente.

Da qui é nata l’idea di fondare una community di individui che si sono giá risvegliati, la cui mente é giá libera, ma il cui corpo é ancora tenuto in ostaggio dal sistema. Wild Oranges é un progetto di autosussistenza per emanciparsi  dalla schiavitú fisica del sistema, arrivando a soddisfare i propri bisogni vitali in modo indipendente dalla moneta, e al tempo stesso senza che questa libertá costi ad altri esseri che hanno le stesse aspirazioni.

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