Liberazione dai bisogni superflui

Il comandamento della nostra civiltá è “consuma e produci” e la ricompensa che il sistema ha in serbo per chi lo rispetta è una miriade di beni non necessari. Per quanto possa essere meritata, questa ricompensa é sempre ottenuta da risorse rubate ad altre creature che le necessitano per la loro sopravvivenza. Eppure, nonostante questo altissimo costo, o forse proprio a causa di questo, i beni superflui non ci avvicinano di un solo centimetro alla felicitá. Al contrario, la promessa di questa fasulla ricompensa é uno strumeento per schiavizzarci e per renderci costantemente insoddisfatti. Al fine di pagarci beni superflui, siamo costretti a lavorare piú del necessario e a condurre un’esistenza sotto la costante pressione del successo.

Beni superflui e infelicitá

Il superfluo non è un male per sé. Il superfluo puó anche essere piacevole, se ottenuto spontaneamente e senza sforzo. Il superfluo é addirittura una parte integrante della Vita, perché la Vita non é fatta solo del necessario. Un esempio di ció é costituito dal “gioco”, una attivitá spesso non strettamente necessaria alla sopravvivenza, che é presente nel comportamento di molte creature. Il problema non quindi il superfluo in se,  ma il desiderio del superfluo. Cioé, quando i desideri arrivano ad essere sentiti come dei veri e propri bisogni, al punto che la distinzione fra superfluo e necessario si perde e allora si puó parlare di bisogni superflui. L’assuefazione a bisogni superflui, e in particolare a quei bisogni superflui che non possono essere soddisfatti autonomamente, sono dannosi perché impediscono di bastare a se stessi (e.g. grattarsi é un bisogno superfluo, ma siccome posso farlo quando voglio non crea problemi). Chi non basta a se stesso non puó essere libero. E chi non puó essere libero, non puó essere felice.

Quando il numero dei bisogni percepiti come necessari aumenta, raggiungere la pace dell’anima diventa innecessariamente difficile. Quando poi i bisogni superflui dominano sui veri bisogni, ossia quelli necessari, come accade nella nostra civiltá, l’infelicitá é una condizione umana molto comune. In molti casi peró non ci si rende conto della propria infelicitá per pura distrazione. Intatti accade molto frequentemente che la felicitá é scambiata con la dimenticanza della propria infelicitá, e molte persone sono felici senza neanche saperlo, o peggio illudendosi di essere felici. Le incessanti attivitá di produzione e di consumo, comunemente percepite come inseguimento del successo, rendono difficile lo svoluppo di qualsiasi forma di consapevolezza interiore.

Moltissime persone sono consumate dalla frustrazione che viene dall’insoddisfazione dei loro bisogni superflui e dallo stress che tale soddisfacimento comporta. La maggior parte della gente crede che avere un lavoro ben pagato é la soluzione a tutto ció. Ma in realtá ció, lungi dall essere una soluzione, é solo  l inizio di altri problemi. Innanzitutto i soldi da soli possono anche fare piú danni che bene, perché le ricchezze solleticano nuovi desideri, la cui soddisfazione richiede altre risorse e altro stress e si é di nuovo punto e da capo. Diversamente dai bisogni veri, il soddisfacimento dei bisogni non necessari (o desideri) non danno mai la soddisfazione attesa. Se uno ha freddo o ha fame, calore e cibo possono eliminare completamente il dolore proveniente dall’insoddisfazione di un bisogno vitale. Eppure non vi é nulla che puó soddisfare un bisogno superfluo, perché il desiderio non é nei nostri corpi, quindi oggettivo, ma nelle nostre menti. Una mente che non prende abbastanza tempo per riflettere puó concludere che il soddisfacimento di un dato desiderio non porta felicitá attesa a causa della modestia dei mezzi con cui si vuole soddisfare un dato desiderio e delle mete raggiunte. Quello che sembra un pensiero innocente, e in alcuni casi non privo di un certo buon senso, non é altro che l inizio della trappola. Di conseguenza, una mente poco avveduta puó continuare il ragionamento concludendo che é necessario lavorare piú duramente per  raggiungere mete piú ambiziose, godere e consumare di piú, soddisfare i propri desideri e, eventualemente, essere felici. Allora bisogna anche garantirsi le risorse per questo successo e questo consumo smisurato, e il risultato di ció è un lavoro smisurato. Piú uno sente che i propri desideri sono insoddisfatti piú consumerá. E piú uno consumerá, piú dovrá produrre. E a questo punto la porta della cella é chiusa.

Nella nostra societá non vi è solo una abitudine al superfluo, ma vi è una vera e propria ingiunzione morale al superfluo. L’imperativo dell’ideologia dominante nella civiltá dei consumi è: “divertiti”, “godi”, ossia, “consuma” . Una vita è pienamente vissuta quando si risponde a questo “richiamo osceno” (in parole di Slavoj Zizek). La paura della morte, onnipresente in tutte le civiltá, con il suo conseguente bisogno di spiritualitá, sembra sia stata rimossa dalla nostra coscienza collettiva. Pare che la gente sia dimentica dell’appuntamento con la Morte, o incurante. Invece, ad una piú attenta analisi la paura della Morte ha solo cambiato immagine: non è la Morte in sé a far paura oggi. Ma la paura di non aver goduto abbastanza, quando la Morte arriverà  La Morte fa paura solo se arriva prima del godimento dei piaceri, solo se impedisce il consumo. Viceversa, se ci si diverte, i.e.consuma, allora non si ha ragione per temere la Morte, perché quando la Morte arriverá, la vita sarà già stata vissuta pienamente. Il divertimento, e quindi il consumo di beni superflui, sono diventati l’esperienza che conferisce senso alle nostre vite. Una specie di missione esistenziale. Se questa missione di piacere é compiuta, la Morte non é piú un pericolo: “la vita era una, ho comprato e mi sono divertito piú che ho potuto e ora posso riposare in pace“. Il consumo é arrivato ad avere una valenza trascendentale: il consumo é redentore dell’anima.

L’ingiunzione morale al consumo del superfluo è causa di una diffusa infelicitá nella nostra epoca. Questa ingiunzione condanna la gente ad uno stato di continua insoddisfazione. Si è infelici non perché si è sbagliato qualcosa, si crede comunemente, ma perché non si riesce a godere abbastanza, perché non si consuma abbastanza. Milioni di persone infelici si riversano psicologi con una prognosi giá auto-diagnosticata: “non riesco a godere la vita”. E se non riescono a divertirsi, ovviamente la vita non ha piú significato. Senza sospettare che il nocciolo del problema è la loro vulnerabilitá e sottomissione alla chiamata oscena che comanda di divertirsi.

Infelicitá programmata

Il sistema economico post-industriale è basato su una enorme capacitá produttiva di beni inutili. Per sopravvivere, questo sistema ha avuto bisogno di rimodellare l’individuo umano contemporaneo secondo la proprie necessitá. Per sopravvivere ha dovuto creare un nuovo consumatore che sia un tossico-dipendente del consumo. Una crescita economica indefinita puó persistere solo se vi è un consumo continuo. Una crescita economica indefinita puó essere conseguita solo seminando l insoddisfazione ovunque vi sia soddisfazione, perché chi é soddisfatto non compra.Una crescita economica indefinita deve creare scarsitá ovuqnue ci sia abbondanza, perché ció che é presente in grande abbondanza non puó essere venduto o non puó essere venduto bene come ció che é presente in quantitá limitatá. Ovunque non vi sia un bisogno o una scarsitá, vi è una riprovevole occasione perduta di ottenere un guadagno e contribuire alla crescita economica.

Un sistema basato sulla crescita economica perenne richiede un individuo che viva solo per consumare, che apprezzi al massimo grado piaceri che vengono da beni limitati (e.g. grattarsi non é incluso), e che contribuisca alla limitatezza dei beni. Ossia un individuo che esista solo per godere e per distruggere il pianeta. Pasolini definí pregnantemente l’ideologia che anima l’individuo contemporaneo “edonismo consumista”.

L’ edonismo consumista è il principio che permette al sistema economico basato sulla crescita indefinita di sopravvivere. La gente é tenuta costantemente infelice e la Natura sistematicamente distrutta, tutto sacrificato sull altare della crescita economica. L’infelicitá della gente non é un effetto collaterale della societá moderna, ma il pilastro su cui si regge il sistema economico. La felicitá non compra e non sente neanche il bisogno di produrre. Ma se le persone sono infelici, compreranno e lavoreranno, consumeranno e produrranno.

Perché eliminare i bisogni superflui

Per queste considerazioni, la scelta di rimuovere completamente i nostri bisogni superflui è innanzitutto una scelta spirituale, perché permette di sfuggire alla trappola dell’edonismo consumista e alla costante inquietudine che ne é alla base. Abbattendo l’ingiunzione al consumo, che ci è accuratamente inculcata sin da quando siamo bambini, è possibile riprenderci il nostro tempo, riscoprire un altro senso all’esistenza, una vita incredibilmente piú facile. Eliminando i bisogni superflui, disarmiamo l’infelicitá.

Inoltre vi è un’altra ragione per cui rinunciamo al superfluo, strettamente connessa alla felicitá. Il consumo crea dolore ad altri esseri, e non é immaginabile di poter costruire la propria felicitá sull’infelicitá altrui. Il consumo di beni superflui brucia risorse, e priva altri esseri viventi delle risorse che necessitano per soddisfare i propri bisogni vitali. Cosí creiamo loro dolore e li priviamo della libertá che spetta a tutti gli esseri del Creato. La luce del sole, il vento, la pioggia, gli alberi, i fiumi e i prati verdi furono fatti per tutti, e non solo per noi. Rubare tutte queste meraviglie ad altri esseri al fine di soddisfare i propri idioti bisogni superflui , e poi aspettarsi pure di essere felici, é davvero da sprovveduti.

A queste motivazioni, se ne aggiunge una di ordine pratico: l’eliminazione dei bisogni superflui rende un’esperienza di sussistenza piú realizzabile. Un problema molto diffuso fra comunitá intenzionali che praticano l’auto-sussistenza, e che spesso ne decreta la fine, è costituito dalle scarse disponibilitá economiche. Un minimo di attivitá produttive sono pur necessarie per pagare tasse e garantirsi qualche bene necessario che non puó essere autoprodotto o puó esserlo solo con grandi difficoltá (e.g. sale, metalli, utensili). Ma se i bisogni da coprire sono molti, crescono anche le dimensioni delle attivitá produttive esclusivamente finalizzate a valori di scambio (quelle che generano denaro) . Noi non vogliamo che queste attivitá abbiano un ruolo centrale nelle nostre vite. Quindi consumare di meno è il modo piú semplice per diventare ricchi.

Infine, come motivazione di secondaria importanza, l’eliminazione del bisogno del superfluo é la rivolta piú efficace contro il sistema e contro le elites finanziare che ne sono a capo. Infatti, solo apparentemente le banche, le corporates multinazionali e i grandi consorzi sono invulnerabili. Ad una attenta analisi, loro hanno bisogno di noi piú di quanto noi abbiamo bisogno di loro. Ci  sembrano impavidi, questi signori, ma in realtá non lo sono. Non hanno paura di chi dimostra contro di loro, perché sanno come ignorare. Non hanno paura di chi li sputtana perché sanno come zittire. Non hanno paura di chi usa la violenza, perché sanno di poter rispondere con violenza ancora maggiore. Non sono sono invulnerabili a qualsiasi protesta “democratica”, ma addirittura concedono la libertá di esercitare queste forme di protesta. In questo modo i sottomessi possono sentirsi liberi, essendo loro permesso di sfogare tutta la loro frustrazione causata dalla consacrazione delle loro esistenze al culto della crescita economica. I prigionieri possono urlare il loro dissenso, viene data loro l’illusione di avere il potere di cambiare il sistema alle prossime elezioni, eliminando i politici corrotti e promuovendo politici moralmente integri, e sono convinti che con il tempo la civilizzazione e il progresso continueranno a migliorare il benessere umano, proprio come é accaduto negli ultimi 3000 anni della nostra gloriosa civiltá. Quindi dopo aver espresso tutta la loro indignazione contro il sistema, il lunedì mattina i prigionieri andranno al lavoro con l’animo piú leggero, rincuorati dalle libertá concesse dal potere, e una nuova produttiva settimana puó iniziare. Dopo qualche settimana di lavoro massacrante, la rabbia e la frustrazione daranno dimenticate, e la mente si sará concentrata giá alla prossima visita con la famigliola al centro commerciale, dove nel frattempo sono usciti i saldi…

Noi non vogliamo nulla di tutto ció. Rifiutiamo qualsiasi libertá che é concessa, perché accettare una libertá concessa dall’alto significa accettare la propria sottomissione. La Libertá non puó essere data come un buono sconti al supermercato, non puó essere venduta o regalata come un prodotto preconfezionato pronto per l’uso, o come omaggio per aver scelto il nuovo partito politico. La libertá puó solo essere conquistata da soli,  a prezzo di pazienti sforzi intellettuali e tramite un percorso spirituale che dura una vita intera.