Antispecismo

L’antispecismo é una visione della Vita basata sull’orizzontalità fra le specie viventi.

L’antispecismo guarda al valore e alla dignità della Vita in modo indipendente dalla forma che la vita prende, ossia dalla specie. L’antispecismo è in opposizione al pensiero dominante, che è specista. Secondo lo specismo, in virtú dell’eccezionale intelligenza e di altre caratteristiche distintive della nostra specie, la vita umana ha un valore e una dignitá piú alta della vita di ogni altra specie vivente. Di conseguenza, secondo il dogmatismo specista, il dolore e la morte di un esemplare di specie umana sono fenomeni incomparabilmente piú drammatici e piú tristi del dolore e la morte di un esemplare di qualsiasi altra specie.

Lo specismo puó fare affidamento su una millenaria produzione letteraria, che continua ancora oggi. Produzione letteraria che si incentra sulla questione: “in cosa si distingue l Uomo dalle altre creature e perché l’Uomo è superiore alle altre creature”. Argomenti sofisticatissimi sono stati proposti su questa tesi, a volte vere e proprie cattedrali di pensiero, e anche da parte di nomi illustri della storia della filosofia. I motivi per cui sono state investite tante risorse su tale questione sembrano essere cambiati con le epoche storiche e i diversi climi culturali. In ogni epoca l’uomo (inteso nel senso di umano) ha voluto vedere una determinata immagine di sé. Resta la perplessità sul perché la dialettica fra uomo e resto-del-mondo-animale sia stata necessaria, e perché l’uomo si sia dovuto definire ed identificare in modo negativo, avendo cióe bisogno di oppore il non-umano all’umano. Eppure questa contrapposizione non é affatto necessaria, per la definizione di qualsias proprietá della natura umana. E lo stesso vale per qualsiasi altra specie e qualsiasi altra sostanza. L’esclusivitá di un attributo della sostanza non modifica l’attributo e non ha alcuna importanza nella definizione della sostanza. Gli uccelli continuerebbero ad essere uccelli e i pesci ad essere pesci anche quando tutti gli altri esseri viventi sapessero volare e nuotare. Non é certo l’unicitá di saper volare e nuotare, ma solo la proprietá di saper volare e nuotare che definisce la sostanza di un un uccello (galline escluse!) e di un pesce. Perché quindi é necessario paragonare le capacitá specifiche della specie umane alle stesse capacitá presenti negli altri animali?

È Come se vi fosse un qualche di atavico complesso di inferioritá da parte del’Uomo, che lo induce a cercare una competizione intellettuale con il resto degli animali (“chi è la creatura piú intelligente? Allora, vogliamo proprio vederlo?”); un senso di paura nei confronti del mondo Naturale, percepito come estraneo e antagonista, da cui bisogna difendersi, e contro cui asserire il proprio valore. Nonostante oggi la Natura sia (falsamente) vista come “domata”, permane la contrapposizione Uomo-animale. Ancora oggi, e soprattutto oggi, l’Uomo sente il bisogno di affermare il suo primato sul mondo Naturale, ripetendo, scrivendo e scolpendo in caratteri cubitali l’unicitá, l’eccezionalitá e l’irripetibilitá della vita umana, con un’enfasi e una sicurezza cosí grande da tradire inevitabilmente l’opposto. Ossia Paura e insicurezza. Ma paura verso cosa? Per quale ragione sono stati fatti tutti questi sforzi intellettuali per provare il primato umano? A che pro?

Crediamo che una possibile risposta a questa domanda possa venire dal “comprare” la tesi specista. Prendiamola come vera. La specie Umana é una specie incomparabilmente superiore alle altre.

Ora cose é cambiato? quali sarebbere le conseguenze di questa affermazione?

Dominio.

Per quale ragione al mondo si dovrebbe provare che una specie abbia una dignità superiore rispetto alle altre, se non per giustificare il soggiogamento delle forme di vita inferiori? Dimostrare qualsiasi tesi, dalla piú banale alla piú assurda, al fine di giustificare il dominio dei piú forti sui piú deboli è una causa sbagliata, nella migliore delle ipotesi. Provare che lo specismo sia una visione non solida della realtá non è necessario, perché appunto una tesi il cui fine è il dominio non puó reggersi in piedi. Considerare l’Uomo la forma di vita piú alta, la razionalitá come la qualitá piú importante, e ordinare tutte le altre specie a seconda della somiglianza all’Uomo è una operazione oziosa ed arbitraria senza uno straccio di fondamento razionale e finalizzata alla sottomissione di altre forme di vita.

Lo specismo non è una causa da prendere seriamente, ma è una causa da comprendere e compatire. Rimane infatti da comprendere il perché l’Uomo si sia costantemente e tenacemente attaccato a questa idea, e l’abbia mantenuta piú o meno intatta attraverso diverse epoche. Vi è qualche cosa da capire, e non certo quale sia la creatura piu elevata del creato.

Alla base dello specismo vi è puro desiderio di dominio. Come spesso accade, il desiderio di dominio è accompagnato da paura. La visione del mondo in chiave specista trae origine dalla paura. La paura di non essere importanti. La paura di non contare abbastanza. La paura di non avere un saldo controllo sulla propria esistenza. Paure che sono in ultima analisi figlie della paura della Morte. Se infatti non si avessere paure, non si sprecherebbe fiato, tempo ed energie intellettuali per gratificare se stessi o la categoria a cui si appartiene. Impiegare le proprie energie intellettuali a tale causa è segno della debolezza e dell’immaturitá di un essere che non vuole accettare la sua dimensione mortale, e l’invidia di un essere mortale per l’onnipotenza di un Dio. Per vincere le sue paure, o meglio per fuggire da esse, l’uomo trova sollievo in un immagine gratificante di se stesso. Un immaggine che deve semprare grottescamente ridicola ad un osservatore esterno. L’uomo vede se stesso come un demiurgo in miniatura (quindi un “demiurgulo”), capace di creare qualsiasi cosa egli desideri da quella materia informe che ai suoi occhi é la Natura. Padrone assoluto di un pianeta che non ha mai creato, dominatore di creature che non ha mai compreso, senza amore per nessuno che sia diverso da sé, e senza ammirazione per nulla che non sia stato creato da lui, questa grottesca caricatura di un dio compensa la sua incapacitá di creare Vita con la sua fiducia nel poterla annientare. In una delirante apoteosi di se stessa, questa creatura mortale non riesce a vedere che anche per quanto riguarda le opere di sterminio e di distruzione, verso le quali mostra una oggettiva attitudine, lei é galassie lontane dall’essere solo l’ombra di un dio. Infatti, quand’anche l’uomo scatenasse tutta la sua potenza distruttiva sul pianeta (armi nucleari, chimiche, batteriologiche…), in appenaqualche milione d’anni tutto inizierá come se niente fosse stato e l’uomo correrebbe il serio rischio di diventare un dio dimenticato dai posteri.

Questo dermiugulo tiranneggia e sfrutta spietatamente tutte le creature che hanno avuto lo sfortunato destino di prendere forme di vita cosí vergognosamente inferiori alla sua. Nel fare ció, la creatura umana non viola nessuna legge, perché tutte le sue leggi sono state fatte a pennello per la sua immagine di demiurgo in miniatura. Le altre forme di vita non hanno alcun valore, fino a quando una delle due cose accade: o solo un piccolissimo numero di individui di una specie scampa allo sterminio e la specie diventa protetta dall’uomo, o qualche gene di una specie viene raffazzonatamente modificato e la specie viene patentata. In entrambi i casi, una determinata forma di vita viene privatizzata e diviene legalmente una creazione del demiurgulo. In quanto tale, una specie acquista valore perché diviene una risorsa economica strategica e un altro trofeo di cui il demiurgulo puó compiacersi. Infatti, sia una specie protetta il numero dei cui individui é tenuto gelosamente contato (i.e. panda giganti), oppure una specie che ha subito la disgrazia di una maldestra mutazione genetica, esistono o continuano ad esistere solo per intervento umano. E per la continuazione della loro esistenza devono solo essere grati al demiugulo umano, il quale guarda alle creature di queste sfortunate specie come figlie della sua opera.

Eppure in questi giochi di dominio, a questa caricatura di un dio sfugge inesorabilmente che ad un certo punto della sua esistenza condividerá il destino delle sfortunate creature che devono subire le sue follie: finire qualche metro sotto terra, terminando la propria esistenza divina preparando a vermi e microorganismi un vero banchetto da dio.

Lo specismo é una visione del mondo cosí comune che é praticamente data per scontata. La ragione di ció sta nel fatto che la maggior parte degli umani, che si sento parte di una specie superiore in virtu della ragione, utilizzano piú i propri sensi che la loro ragione nella comprensione della realtá. Lo specismo é anche e soprattutto quan questione di diottrie. Utilizzando in buon senso (che molti confondono con la ragione,i.e. Logos ), la realtá é percepita tramite una lente distorcente che rende il dolore del proprio simile piú vicino e piú grande, e il dolore di chi é diverso piú lontano e piú piccolo. È lo stesso fenomeno ottico che ci spinge ad avere piú compassione per le disgrazie che accadono ad individui che conducono la nostra stessa comoda vita, piuttosto che per individui che subiscono ben piú grandi disgrazie ma che peró vivono in un modo diverso. Per esampio, la storia di una famiglia che ha perso i suoi risparmi in nell acquisto di un prodotto o servizio truffaldino rimarrá piu impressa nella nostra memoria della storia di una famiglia sterminata da fame, sete e granate occidentali. Indipendentemente dall entitá del danno della seconda famiglia e dalle eventuali resposabilitá che potremmo avere in esso, simpatizzeremo piú per la prima famiglia. Perché essere truffati nell’acquisto di un prodotto che non funziona, o che é addirittura pericoloso per la nostra salute, é un’esperienza che puó acadere a chiunque, i.e. Un consumatore della societá occidentale – o di una societá che ne ha abbracciato i valori – il quale lavora 8 ore al giorno e 6 giorni a settimana per potersti pagare le rate dell’automobile, il mutuo della casa e le vacanze al mare; qualcuno che vive in una casa costruita in cemento armato, che ha un conto in banca, un numero di cellulare, che va a fare la spesa in un centro commerciale, e che possibilmente non abbia una carnagione troppo scura. Qualsiasi disgrazia che accade ad un umano che non corrisponda a questo profilo non é peró trattata con indifferenza – perché dopoditutto l’uomo é dotato di misercordia per i suoi simili. Viene sí identificata come un’ingiustizia. Ma come una di quelle numerose ingiustizie che hanno sempre travagliato l’umanitá e che il progresso eliminerá.

Il dolore sentito da individui che hanno una certa somiglianza a noi é stato sempre sentito come piú importante da tempi immemorabili. Forse sará stata questa percezione ad essere decisiva nella sceltá che Ponzio Pilato offrí alla folla di Gerusalemma: salvare Gesu Cristo o Barabba. Salvare un uomo che tutti sapevano essere onesto e virtuoso, e anzi forse troppo, oppure un ladro pluriomicida, stupratore e insomma un poco di buono, che, nonostante tutte le sue maleffate, era pur piú simile alla folla di quel mammasantissima che gli stava accando, che non aveva mai compiuto un ingiustizia, che invitava a porgere l altra guancia e che, dulcis in fundo, si dicessa avesse una certa parentela con essere sovrannaturali (e che quindi potesse appartenere ad unaltra specie…) ?

Il parere fu unanime allora e uguale sarebbe oggi. Si salva sempre chi è simile a noi, perché immedesimarsi in chi ci assomiglia di più riesce più facile. Scegliendo di difendere chi è piú simile a noi dal dolore, stiamo in realtà scongiurando che lo stesso dolore si riversi su noi stessi. E ció non lo si fa tanto inconsciamente, perché questo ipocrita altruismo di facciata funge da egoistica assicurazione per il proprio futuro ed é un’altrettanto egoistica affermazione del primato della propria sofferenza sulla sofferenza di chi é diverso.

La filosofia antispecista è una rivolta a tutto ció.

Il dolore altrui va compreso indipendentemente dalle sembianze del soggetto che soffre il dolore.

Tutto ció che sente dolore non deve essere sottoposto a dolore.

La vita è sacra indipendentemente dall’intelligenza, perché non è necessaria l’intelligenza per sentire dolore e per desiderare di non sentire dolore. Non bisogna comprendere la sofferenza di chi è piú o meno intelligente, ma la sofferenze di chi è vivo, e chi è vivo merita lo stesso rispetto che abbiamo per noi stessi.

Una mosca viva merita piú rispetto di un milione di umani morti.

Esistono indubbiamente differenze fra la specie umana e le altre specie. Ma ne esistono fra i fenicotteri rosa le altre specie. Piú significative delle differenze fra l’Uomo e le altre specie, sono gli elementi che abbiamo in comune. Abbiamo tutti il desiderio di sfuggire al dolore, tutti tremiamo di fronte alla violenza e la vita ci è cara a tutti, a noi umani come ad un lombrico. Abbiamo gli stessi bisogni, cibo, calore, compagnia dei propri simili. Abbiamo la stessa propensione per il gioco, abbiamo la stessa cura per i nostri piccoli, perché siamo animati dallo stesso istinto di propagazione della specie. I piccoli di tutte le specie sono cosí uguali fra di loro, nei loro movimenti, nella loro curiositá e voglia di esplorare, a volte anche alcuni tratti psico-somatici sembrano essere in comune…che guardare alle differenze, invece che a queste cose qui, è un imperdonabile atto di stupidità intellettuale.

L’antispecismo è una rinuncia totale all’idea di dominio sul piú debole e sul diverso.

L’antispecismo é condivisione degli spazi che si occupano con altre forme di Vita che hanno il nostro stesso identico diritto di starci.

Essere capaci di dominare le altre specie viventi non autorizza a farlo, ma obbliga e prendersi la cura del loro benessere.

La Natura non è materia grezza che è stata per essere domata dall’Uomo e piegata alle sue esigenze. La Natura ha un significato anche senza la specie umana e quale sia questo significato e a qual fine la Natura é stata creata è un mistero che va rispettato.

Non siamo i padroni di questo Mondo.Siamo solo degli inquilini a cui é stata concessa una casa, che ad un certo punto dovremmo restituire nello stesso stato in cui ci é stata data.

L’ultima nota é una osservazione di Gary Yourovsky: se é possibile diventare specisti, non é possibile diventare antispecisti: lo si puó solo ridiventare. Perché tutti nasciamo antispecisti. Tutti i bambini adorano gli animali (non-umani), senza alcuna eccezione. Non è infatti un caso che pupazzi e giocattoli sono modellati su animali.I cartoni animati che abbiamo visto da bambini, e anche i nostri primi disegni, sono popolati da animali. Vi è stato sempre un momento nelle nostre vite in cui avremmo fatto qualsiasi cosa per rendere felice un animale non umano. Se qualcuno fosse stat crudele con un animale non umano di fronte ai nostri occhi di bambini, avremmo pianto e ci saremmo disperati fino a quando la crudeltá sarebbe cessata. Noi umani siamo infatti davvero delle creature meravigliose: come per magia veniamo a questo mondo giá dotati dell’abilitá di distinguere ció che é giusto da ció che é ingiusto, e dotati della capacitá di immaginarsi il dolore degli altri. Non é necessario impararlo: lo si puó solo disimparare. Si puó solo imparare a ignorare la sofferenza di altre creature, a considerarla normale e inevitabile. O si puó imparare addirittura a giustificarla, sviluppando la convinzione che certe forme di vita esistano solo per servire la nostra esistenza con la loro sofferenza. O peggio, si puó imparare a ridicolizzarla, a essere divertiti dalle urla disperate di un maiale che sta per essere ucciso e ne é consapevole, a ridere dei goffi muggiti di un toro che muore e soffre per la gioia di chi ha pagato un biglietto per godersi lo spettacolo.